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Manuel Giberti "... libertà l'ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato ..."
Fabrizio Leonardi "...pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra" Fabrizio De Andrè
Michel Bagnasco "E’ il Signore che vi manda? No, passavamo di qui per caso!"
Gabriele Notari "A tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade eravamo gli ultimi cittadini liberi di questa famosa città civile..."  
Giuseppe Restani "La natura è armonia e riflessione, la musica è il suo colore."
Claudio Tuvo "The dark side of the moon" ... "Shine on your crazy diamond" ... agli estremi dell'anima ...

Manuel Giberti

"... libertà l'ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato ..."

Nato a Levanto (SP) nel 1962, ho cominciato ad ascoltare musica da subito, per casa circolavano infatti i 45 giri di Beatles, Rolling stones, Dylan, Yardbirds e poi Armstrong e Glenn Miller, i gruppi italiani degli anni ’60 e i 78 giri di musica genovese del nonno.

Durante una gita scolastica alle scuole medie a Milano, oltre a visitare il museo di Brera ho acquistato il primo LP di Emerson, Lake & Palmer, uscito qualche anno prima ma ancora sugli scaffali.

Da lì in poi tutti i grandi della musica inglese e americana (ma anche italiana) sono entrati a far parte della mia collezione, abbastanza corposa, di vinili prima e di cd poi, con particolare riguardo al movimento del rock progressivo sia inglese che italiano.

Il mio cantante italiano preferito di ogni tempo è Demetrio Stratos, ( che avevo visto esibirsi in televisione in un programma degli anni ’70 intitolato “chitarra e fagotto”, condotto dal grande Franco Cerri ) e che ho ritrovato anni dopo negli Area, uno dei miei gruppi preferiti.

Per il cantante straniero sono un po’ in difficoltà ma dirò David Sylvian, una voce profonda ed emozionale, come piacciono a me.

La canzone che mi ha segnato per la vita è “ Luglio, agosto, settembre (nero)” degli Area, ascoltata per la prima volta in un periodo di transizione musicale della mia vita che mi ha portato ad avventurarmi in territori musicali fino ad allora a me sconosciuti.

Ho iniziato da adolescente a strimpellare il vecchio piano scordato di casa, imparando ad orecchio qualche canzone, ma non ho mai approfondito con lo studio le mie conoscenze musicali che sono a tutt’oggi decisamente scarse.

Nel 1986 mi sono trovato con un gruppo di amici che suonavano soprattutto la chitarra, così decidiamo di mettere su un gruppo, ma manca il batterista, a quel punto mi sono offerto volontario e acquistata una batteria usata imparo a tenere qualche tempo, anche in maniera poco ortodossa, fatto che però non ci impedisce di avere un repertorioo di circa trenta canzoni e cominciare a fare qualche serata in giro, cantando anche da solista, vista l’impossibilità di trovare qualcun altro che lo faccia.

Il repertorio è quello classico che va dai Creedence a Hendrix, dai Pink Floyd a Otis Redding.

Nel frattempo dal 1983 sono entrato a fare lo speaker a Radio Levanto, proponendo programmi serali dedicati a tutta quella musica che, in epoca di “leggerezza” produttiva sia italiana che straniera, non veniva mai passata, cosicché l’etere levantese viene invaso dalle note di Dream Syndicate, REM, Rain Parade, oltre a tutti i classici del rock.

Nel 1989 avvengono il mio distacco dall’ambiente radiofonico e l’incontro con Michel Bagnasco che ha sedici anni e un talento naturale che gli permette di suonare la batteria con perizia, benché completamente autodidatta. Finalmente posso lasciare le bacchette in buone mani e passare a tormentare una chitarra, continuando sempre a cantare da solista.

L’anno dopo in compagnia di Fabrizio Leonardi alla chitarra ed Enrico Guglielmotti al basso diamo vita agli Snails in Rut, gruppo dedito al rock, con un repertorio di pezzi propri nei quali oltre a cantare da solista suono anche la chitarra ritmica e in qualche pezzo le tastiere.

Dopo un paio d’anni il gruppo perde prima il bassista Guglielmotti che viene sostituito da Michele Moggia e poco dopo, a causa di divergenze artistiche anche Fabrizio Leonardi abbandona, anche se negli anni continuerà a far parte di quasi tutti i gruppi messi insieme da me e Michel.

Dopo qualche periodo di stasi entra nel gruppo il chitarrista Paolo Uccelli da Rapallo, con il suo ingresso il suono si inasprisce fino ad arrivare ad una sorta di hard rock pesante, i pezzi originali sono tutti in inglese, con testi scritti per la maggior parte da me e le musiche che vengono suddivise tra me, Paolo e Michele.

Il gruppo comincia a girare per fare concerti energetici, con nomi sempre diversi ( si va da Dick Dastardly & the Flying Machines a Dead Meat Syndicate) dove il più delle volte l’alcool la fa da padrone, condizionando anche il livello tecnico delle esibizioni.

In quel periodo mi sono unito anche ad un altro gruppo di amici, nel quale suona anche il bassista Michele Moggia, che girano con un repertorio di musica italiana e straniera anni ’60, il gruppo si chiama “I quattro del carugio” e sono composti da Claudio Tuvo tastiere, chitarra e voce, Franco Sampieri chitarra e voce, Giugi Restani alla batteria, in quel contesto mi limito, finalmente!, a fare solo il cantante anche perché, nel frattempo con un altro gruppo di amici abbiamo fondato un'altra band dedita al jazz, soul e rithm’n blues, con la quale facciamo concerti interpretando brani che vanno da Rocky Roberts a Otis Redding, da Louis Armstrong a Herbie Hanckock a Cab Calloway.

Il nome del gruppo prende il nome dalla sala prove situata nella galleria chiusa al pubblico di un cinema, ecco quindi “The Cinema Show Blues Society” formata da Fabio De Franchi alla batteria, Alessandro Bertamino al basso, Stefano Terenzoni al pianoforte, Nicola Olivi al sax baritono, Andrea Olivi al sax tenore, Andrea Bracco alla tromba, Alessandro Scopesi alla chitarra ed Elisa Daneri, con la quale ci dividiamo le parti vocali.

Intanto le vicende del gruppo storico portano all’uscita del chitarrista Paolo Uccelli, verso la fine degli anni novanta, che coincide con un deciso cambiamento di rotta, e con l’ingresso del chitarrista Walter Polinelli e del flautista Marco giannetti si va verso una sorta di rock progressivo, che era e rimane il mio grande amore musicale.

Per questa formazione ho scritto alcuni brani, questa volta con il testo in italiano, che verranno poi fermati in due demo di quattro pezzi ciascuno, in quel contesto mi dedico alla chitarra acustica e, soprattutto, al canto.

Con il nome di Cometa Rossa (nome che deriva da una canzone degli Area) abbiamo partecipato alla trasmissione di Rete 4 “ Il sabato del villaggio” presentando un pezzo scritto da me.

Nel frattempo Walter Polinelli, registrato il primo demo, è uscito dal gruppo sostituito dal rientrante Fabrizio Leonardi, che si occupa delle chitarre nel secondo lavoro del gruppo che incide quattro brani scritti sempre da me, sia la parte musicale che i testi.

Tutti e due i demo vengono recensiti positivamente dal settimanale di repubblica “ Musica! Rock & altro”, nella seconda recensione il giornalista loda anche la “personalità del cantante”, cosa che mi da la carica per continuare a migliorarmi, pur senza mai studiare seriamente.

C’è ancora un cambiamento nella line up del gruppo, ri-esce Fabrizio ed entra il chitarrista spezzino Paolo Bonifacio, che accompagna il guppo per qualche serata fatta di cover e pezzi originali.

A causa di problemi personali di compatibilità con gli altri componenti del gruppo abbandona anche Marco Giannetti, seguito dopo breve tempo dall’amico Paolo Bonifacio.

Intanto con l’ultimo concerto a gennaio 2001 termina l’attività della “Cinema Show Blues Society” i cui componenti prendono altre strade, alcuni con risultati lusinghieri nel mondo del jazz italiano.

Dopo 13 anni di fidanzamento mi sono sposato nel giugno 2003 con Paola, che ormai da anni è costretta a seguire la mia carriera (sic!) musicale, e alla quale va una sincera ammirazione per lo spirito di sopportazione che tuttora la contraddistingue.

Risale anche a quell’anno l’ingresso di Claudio Tuvo nei Cometa Rossa e la svolta verso i territori di Fabrizio De Andrè.

Ci sono ancora cambiamenti nella line up, dopo 15 anni di percorso musicale condiviso il bassista Michele Moggia viene sostituito dal giovane Gabriele Notari e si verifica anche il rientro di Fabrizio Leonardi alle chitarre.

A tutt’oggi sono ancora il cantante solista, nonché chitarrista acustico degli “Illustri cugini”, con i quali portiamo in giro un concerto tributo a Fabrizio De Andrè, divenuto anche un cd, e che ora si è allargato anche ad altri protagonisti della scuola genovese come Tenco, Paoli, Lauzi, Fossati ecc.

Abitualmente suono una chitarra acustica Takamine EF 261 S con corde Martin 0,11 silver, una chitarra elettrica Yamaha del 1967 (prima elettrica prodotta dal gruppo), una chitarra elettrica Yamaha Pacifica, possiedo anche una vecchia replica di una Rickenbacker 330.

Amplificatore valvolare Vox Lead 125.

Dal vivo suono anche un Moog Prodigy degli anni ’70, ma possiedo anche una Roland JX8P dell’ 84, una Yamaha DX21 sempre di quegli anni e una Goldstar GS 1000 dell’87.

Canto generalmente con un radiomicrofono Db’s technology con capsula Beyer dynamic.

Questo è tutto, o quasi….

Manuel.

Gli "Illustri Cugini" ringraziano:
Napo per la produzione del CD "Tributo a De Andrè"
Alessandro Cimmino per le fotografie.